Gli annunci immobiliari di oggi

Ercole Incalza, uomo di fiducia di Matteoli, è il nuovo arrivato nella lista degli aiutati da Anemone

Incalza avrebbe ricevuto una casa per la figlia con il sistema dei pagamenti parziali in nero

Un altro giorno senza ministri impallinati da questioni immobiliari, e sta un po’ calando l’adrenalina, sui quotidiani. Nel frattempo, si spara nelle vicinanze. Oggi l’uomo centrato dalle indagini si chiama Ercole Incalza, ed è descritto come “braccio destro di Matteoli”. Per la precisione, l’appartamento di oggi – a Roma in via Gianturco, bisognerà fare una mappa – è intestato a “figlia e genero”.

Carlo Bonini ricostruisce su Repubblica i passaggi che hanno consentito a Incalza di ottenere la casa, ancora a partire dall’indagine della Guardia di Finanza. Il meccanismo sembra essere del tutto simile a quello adottato per Scajola, dove centinaia di migliaia di euro venivano girati tramite assegno in nero da un uomo di fiducia di Diego Anenome per l’acquisto degli immobili.

Le indagini del Nucleo Tributario della Guardia di Finanza hanno infatti accertato che il 7 luglio del 2004, una provvista di 520 mila euro messa a disposizione da Anemone e trasformata da Zampolini in 52 assegni circolari dell’importo di 10 mila euro ciascuno, pagò l’acquisto di oltre la metà dell’appartamento che Incalza volle per la figlia e suo marito a Roma, al civico 5 di via Emanuele Gianturco. Cinque vani con cantina al secondo piano di un palazzo a ridosso del Lungo Tevere. Cinque minuti a piedi da piazza del Popolo, il cuore della città.

Un immobile venduto a un prezzo sospetto, considerata la posizione e i prezzi al metro quadro mediamente richiesti. Il prezzo reale di vendita, infatti, era pari a 900mila euro, ma ne furono dichiarati solamente 390mila. La cifra in nero, racconta Bonini, fu coperta dall’impresario Anemone così come era già avvenuto per gli altri immobili e per la celebre casa vista Colosseo dell’ex ministro Scajola. La cifra in chiaro, invece, fu saldata con due transazioni separate da 150 e 240 mila euro.

Tutto a beneficio del marito della figlia di Ercole Incalza, uno dei principali punti di riferimento di Altero Matteoli al ministero: «Cercavamo casa – racconta il genero di Incalza – e mio suocero mi disse di rivolgermi all’architetto Zampolini, che avrebbe provveduto». Zampolini è l’uomo di fiducia di Anemone, lo stesso che si sarebbe occupato degli 80 assegni per l’acquisto della parte in nero dell’appartamento di Scajola.

Ma perché aiutare così tanto Incalza? A quale scopo?

Nel luglio del 2004, quando Anemone acquista via Gianturco, Ercole Incalza non è più il manager socialista naufrago della Tangentopoli che, tra il ’96 e il ’98, ha travolto il sistema “Necci-Pacini Battaglia” (Incalza, già presidente della Tav e direttore generale del ministero dei Trasporti viene arrestato proprio dai pm di Perugia il 7 febbraio del ’98, accusato di far parte di una “struttura bene organizzata composta da manager pubblici e privati che manipolava gli appalti Tav per creare fondi extra contabili per erogare tangenti”). Nel luglio 2004, Incalza è di nuovo a galla. È stato prima membro del gruppo italo-francese che lavora alla linea ad alta velocità Torino-Lione e si è quindi messo all’ombra del centro-destra, tanto che Pietro Lunardi, allora ministro delle Infrastrutture, lo vuole come suo consigliere. Incalza entra ed esce dall’ufficio di Gabinetto del ministero. È una protesi di Lunardi. L’uomo per le pratiche delicate (per dirne una, la metropolitana di Parma, nel cui cda Incalza viene spedito di gran carriera prima che il Cipe sblocchi un appalto da 172 milioni di euro). Conosciamo oggi il tipo di rapporto tra Diego Anemone e Lunardi. E dunque la sua apparizione nel giro delle case a prezzi agevolati non appare esattamente un fulmine a ciel sereno. Né, d’altronde, la scommessa di allora fatta da Diego Anemone può dirsi errata, dal momento che nel 2008, anche Matteoli vorrà con sé Incalza alle Infrastrutture. E questa volta in un ruolo tecnico e apicale, incardinato nel ministero.

Il luglio del 2004 è anche il mese in cui viene firmato l’appalto da 8 milioni di euro per la creazione di una nuova sede del Sisde. L’appalto coinvolge Balducci, Anemone e il generale Francesco Pittorru, da poco arrivato al Sisde con un incarico per l’amministrazione degli immobili e delle altre dotazioni del Servizio. Pittorru collabora e forse decide di non vedere qualcosa, ottenendo da Anemone due case con un meccanismo simile a quello usato per Scajola e Incalza.

Conclude Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera:

Il resto lo sta facendo Zampolini che — come hanno confermato i magistrati perugini davanti al tribunale del Riesame — «sta ricostruendo i flussi finanziari che arrivavano dall’imprenditore». Una collaborazione preziosa per l’indagine perché consente di ricostruire il percorso dei soldi, e dunque il nome di chi ne ha beneficiato, che gli ha evitato la richiesta di arresto.

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