“Mi raccomando, niente fotografie”. Tommaso Debenedetti, si guarda a destra e a sinistra, quasi temesse di essere seguito. Dimostra molto più dei 41 anni denunciati all’anagrafe. Trascina un trolley arancione che a un’indagine più accurata si rivela un carrello della spesa. Ha fretta, adduce impegni improvvisi, svicola, poi concede di sedersi per qualche minuto al tavolo di un bar di Roma. Alla vita, una cinta punk con punte argentate. Giacca di pelle nera stretta, camicia rosa confetto. Sulla testa una kippah nera tenuta da un fermaglio a coprire un princìpio di calvizie.
Con un’intervista al Fatto è tornata in ballo la storia di Tommaso Debenedetti, che aveva attratto grandi curiosità e passioni soprattutto su internet, nei mesi scorsi. Riassunta per sommi capi, è questa:
- A novembre 2009 Libero pubblica un’intervista con Philip Roth in cui, tra le altre cose, il romanziere americano si dice molto deluso da Barack Obama. Libero sottolinea molto questa opinione, che viene ripresa in un commento sarcastico contro la sinistra italiana che invece crede ancora a Obama anche dal Corriere della Sera. L’intervista è firmata “Tommaso Debenedetti”.
- Alla fine di febbraio 2010, il Venerdì pubblica un’intervista a Philip Roth di Paola Zanuttini, che a un certo punto chiede allo scrittore conferma di quei suoi giudizi offerti a Libero. Roth cade dalle nuvole e nega di aver mai dato quell’intervista.
- Mentre la clamorosa smentita conosce una grande diffusione e discussione sulla rete italiana, è il New Yorker a appassionarsene giornalisticamente. Rapidamente, una giornalista americana scopre che l’autore dell’intervista, Tommaso Debenedetti, ha pubblicato negli anni su diversi giornali italiani moltissime interviste a scrittori importantissimi: i quali, interpellati, negano tutti di avergli mai parlato.
- La stessa giornalista arriva poi a parlare con Debenedetti, scopre che è nipote del grande critico letterario Giacomo Debenedetti, e ne riceve conferma che le interviste sarebbero vere e che gli interessati le negherebbero per paura di averle dette troppo grosse.
- La storia arriva sui quotidiani italiani (ma anche internazionali), che ne scrivono diffusamente. Qualcuno ricostruisce che un precedente falso di Debenedetti era già stato svelato, ma senza che questo mettesse alcuna redazione sull’avviso. A un certo punto circola voce che Debenedetti – che in rete comincia a dividere i giudizi: giornalista cialtrone o genio della truffa? – voglia querelare Roth.
Ieri, passata qualche settimana dagli ultimi sviluppi (ma intanto le smentite continuano ad arrivare: qui Paul Auster), il Fatto ha pubblicato un’intervista con Tommaso Debenedetti, firmata da Malcom Pagani (ci sono buone ragioni di credere sia vera, in questo caso). L’accusato nega ancora di avere inventato le interviste, ma offre un’”ipotetica” possibile versione dei fatti.
Ammetta, Debenedetti. Farebbe figura migliore. Un situazionista al comando che destruttura dall’interno le tante falle del giornalismo contemporaneo.
Anche se avessi inventato tutto di sana pianta, dovrei comunque essere ritenuto qualcosa di diverso da un manigoldo. Un genio. Suona meglio.
Vede, ci avviciniamo alla verità.
Con il panorama odierno della stampa, non solo avrei potuto farlo, ma l’avrei potuto fare senza rischio alcuno.
L’ha fatto alla grande.
Non c’è stato in dieci anni di collaborazione un solo caporedattore che mi abbia chiesto non dico la verifica poliziesca, nastro alla mano, del colloquio ma semplicemente l’ubicazione dell’intervistato.
Faccia un esempio.
L’intervista a Yehoshua. Nessuno che mi abbia mai domandato dove fosse fisicamente lo scrittore. Va bene l’intervista, ma dove si trovava al momento della stessa? A Gerusalemme, a Parigi, a Berlino? Non mi avrebbero mai scoperto. Non ci sono mai state verifiche e non perché io sia figlio di Antonio Debenedetti (il celebre scrittore a sua voglia figlio di Giacomo, grande critico letterario ndr). Quell’aspetto, la parentela celebre, non c’entra niente.
Non mi dica.
Non c’è stato uno straccio di giornalista che fosse giunto alla relazione tra me e mio padre. Avevo un curriculum solido, lo presentavo, proponevo. Tutto qui. Sfido chiunque a farsi venire un dubbio. Faccio una proposta ai tanti free-lance disperati e malpagati in giro sul territorio nazionale. Provate a fare lo stesso. Non con ilCorriere della Sera o Repubblica, ma con un giornale medio o di provincia. Nessuno domanderà oltre e naturalmente lo Stephen King o Ken Follett di turno, non l’avrete mai sentito. Impagineranno, titoleranno, pagheranno una miseria. Questo è il panorama, questa la situazione.
Allarmante, ma non sufficiente a inventare dal nulla una conversazione.
E’ vero. Lavoravo per divertimento, per gusto, per passione, per divertimento. Non c’è stato mai un caporedattore che mi abbia chiamato per dire: “Il direttore ti ringrazia, vorrebbe incontrarti, proporti un contratto”. Mai. Era come se in redazione sapessero che questi colloqui erano inventati e nonostante questo, pensassero: “Tanto non ci scopre nessuno”.
Un giorno magari potrei anche dire che ero io quel misterioso personaggio che ha inventato tutti quei colloqui.




A questo punto dovrebbe scriverci un libro di memorie e di denuncia. Potrebbe funzionare alla grande…
Di autodenuncia sarebbe meglio, ma visto ciò che dichiara…l’umiltà non sembra di casa.
sono sicuro che può trovare lavoro ancora con Fox news, se vuole…
Insomma, l’ha fatto per noi?
Sia consentita una precisazione riguardo al punto: “Rapidamente, una giornalista americana scopre che…”.
E’ fin dal 26 febbraio che qualcuno fa notare che un’altra intervista firmata da Debenedetti (a John Grisham, su Il Giorno del 21.1.2010) è fortemente sospetta di essere un falso per forti analogie con l’intervista a Philip Roth
(http://malvino.ilcannocchiale.it/2010/02/26/quando_lo_si_ascolta_parlare_c.html). Inoltre, tre giorni prima che lo scriva Judith Thurman, quel qualcuno segnala le interviste a Günter Grass, Wilbur Smith, Elie Wiesel, Abraham Yehoshua, Amos Oz, Nadine Gordimer, Surajprasad Naipaul, Jean Marie Gustave Le Clézio, Toni Morrison, Meir Shalev, ecc., che dal 2003 al 2009 il Debenedetti ha firmato per Il Piccolo (http://malvinodue.blogspot.com/2010/04/quando-tommaso-debenedetti-intervisto.html).
Giusto per la precisione, neh.
vsgaudio scrive: 1 maggio 2010 – 18:16:17 cfr.www.ilpost.it/2010/04/28/debndetti-roth-querela-intervista
©THE GHOST INTERVIEWER 1
L’INTERSVISTA DI V.S.GAUDIO CON VUESSE GAUDIO
E’ incredibile come all’interno della letteratura ci sia una sorta di analemma esponenziale che fa riapparire al meridiano del poeta il suo fantasma, rinnovato o travestito.
Anche a V.S. Gaudio fu fatta un’intervista falsa. Ma lo si scoprì subito: difatti, l’intervistatore del poeta fu V.S. Gaudio, che era il poeta, e l’intervistato fu Vuesse Gaudio, definito “il ballerino della poesia”, che, in effetti, non era il poeta ma l’intervistatore effettivo!
Avvenne 25 anni fa: “Il Pensionante de’ Saraceni”, rivista bimestrale di letteratura diretta da Antonio Verri, n.2/3, Lecce marzo-giugno 1985.
In seguito , Vuesse Gaudio non ritrattò niente di quanto in effetti disse V.S.Gaudio: ad esempio, alla domanda: “Un poeta deve essere anche attore?”, ci fu la risposta: “Anche: non solo. Vedi Antonio Porta, Alfredo Giuliani, Giovanni Raboni, Nanni Balestrini.”
D.:E un attore può essere poeta?
R.:L’attore no, ma fratelli e connessi si.
D.:Come spiega questa virtù?
R.:E’ la cosiddetta legge metonimica del gene:per contiguità, il gene dell’esibizione va a destra sul palcoscenico e a sinistra sulla carta.
D.:Ti accusano di aver distrutto il mito della poesia.
R.:Penso proprio di si.
D.:Essa insomma è diventata la tua partner?
R.:Mentre, in epoca romantica, era la protagonista.
D.:Sei davvero per la poesia ciò che Mina fu per la canzonetta?
R.:Lo dicono.
Ci fu, però, uno strascico con uno dei grandi amori del ballerino della poesia, Ludmilla Tourischeva, la famosa ginnasta russa di cui, non ci crederete, se vai a vedere, sul web c’è di interessante solo una testimonianza fotografica de “L’Unità”, disse che il poeta, a cui, tra l’altro, l’età aveva impaffuttito i glutei del sintagma vietandogli certe acrobazie semantiche, mentiva e che non era vero che i suoi limiti fossero Marco Forti, Enzo Siciliano e Giovanni Raboni, magari fossero stati solo quelli!
Per quanto riguarda la natura prettamente economica dell’affare, altro che 20-40 euro(ma davvero?), bisogna precisare che l’intervista di V.S.Gaudio a Vuesse Gaudio non ebbe alcun compenso[D’altra parte se un’intervista a Philip Roth nel 2010 per un quotidiano a carattere nazionale venga pagata 20-40 euro, un’intervista di V.S.Gaudio a Vuesse Gaudio,il “ballerino della poesia” per una rivista bimestrale di letteratura a tiratura limitata nel 1985 quanto poteva essere pagata? E se doveva essere pagata, chi avrebbe dovuto pagarla, l’intervistatore o l’intervistato?], come si usa nella patria dei poeti e degli asini che volano, ragione per cui ogni possibile accusa, non essendo stata data l’intervista per essere utilizzata a scopo di lucro, fu archiviata perché priva di fondamento. Dopo un po’ di tempo, Sonia Braga, uno dei grandi amori del poeta,offesa per la presenza di altri nomi, chiese ed ottenne, a parziale risarcimento, di essere trattata in “Oggetti d’amore”(saggi e racconti minimi per una somatologia dell’immagine, del sex-appeal e della bellezza), Scipioni Bootleg 1998: vedi “Sonia Braga, il culo di Dona Flor e la sospensione del tempo”[Jorge Amado stesso, l’autore del romanzo “Dona Flor e seus dois maridos”, ebbe a dire: “Sonia è il simbolo della donna brasiliana:vitale, umana, focosa e insieme mistica”; Tatti Sanguineti andò oltre:”E’ un animale razzialmente superiore”] . Nello stesso spazio pirata, anche Giovanni Raboni ottenne un risarcimento morale nel capitolo: “Nathalie Wood, il programma Masters&Johnson e il matrimonio con Giovanni Raboni”. Ludmilla Tourischeva, presente in “Miele e altri oggetti d’amore”[© 2000:”Ludmilla Tourischeva, il corpo iperesteso”], fu risarcita con almeno tre commenti di V.S. Gaudio su alcuni blog di ginnastica.
©THE GHOST INTERVIEWER 2
E QUESTA DOVE L’HAI VISTA?
Sapete qualcosa dell’intervista non avvenuta in quanto inter-vista, e quindi tutto ciò che Roth dice chi lo ha detto ? Come diceva il maestro Zen Mumon? “Se volete esprimere la verità, fate a meno delle vostre parole, fate a meno del vostro silenzio e parlatemi del vostro Zen”.
Insomma, ci si chiede come quel monaco domandò a Fuketsu:”Senza parlare, senza silenzio,come puoi esprimere la verità?”
E’ un’affermazione vera? Mettiamo che l’abbia detto De Benedetti e per la modica cifra di 20-40 euro vi abbia consegnato un impeccabile Philip Roth, cos’è che il lettore non ha visto?
Forse gli sarà rimasto il dubbio su Sabbath:insomma, è vero che Sabbath era un pugnace combattente della Battaglia dei Gesuiti? Questo, in un’intervista, vi verrebbe di chiedere a Philip Roth; oppure: e allora, Philip, com’è questa storia di Anne Frank, era lei per davvero Amy Bellette? Dài, su, dimmelo, mi danno 20 euro per questa verità!
E lui avrebbe risposto: – La verità…ma dài, pensi che costi così poco la verità? Che cosa vuoi sapere per 30 dollari?
L’intervistatore:- Philip, conosci Harry Mathews, quello dei “Piaceri singolari”?
Roth:- Che cosa dice?
L’intervistatore:- Beh,semplificando, volevo chiederti questo: Zuckerman, secondo te, in quale delle “masturbazioni” di Mathews lo vedresti?
Roth: -Oggi come oggi, a climaterio avvenuto, Nathan è il più grande masturbatore del mondo, che non vive a Budapest ma a Manhattan; si masturba ogni sera, tranne nei giorni festivi, non appena arriva a casa. Vive in un grande appartamento, è ebreo praticante. Pur avendo l’età che ha, gode di ottima salute. Alla fine dell’ennesima dura giornata di lavoro, subito si è recato nel suo studio, ha scoperto una mappa del mondo di 290 pollici x 290; si posiziona in un punto preciso in modo che quando bagna il planisfero riderà allegramente al pensiero di tutti gli americani che devono trovarsi nei punti in cui è caduto il seme. Oggi New York, domani il mondo,siamo fatti così noi americani. Il mondo, per questo, sarà sempre migliore.
L’intervistatore:- Ma Zuckerman non si masturbava sul divano letto nello studio di E.I.Lonoff?
Roth:-Certo, quando era giovane e si poteva permettere scorrettezze, a dir poco, poco jamesiane.
L’intervistatore: – Che cosa ne pensi del “sibaritismo svedese”, in cui quel tal V.S.Gaudio[che ha deciso di non pubblicare più libri stando come stanno le cose nell’industria editoriale della Repubblica dell’Amore, guarda te che notizia!] invischia nella simultaneità sensoriale Bibi Andersson(tranquillo, quella degli anni sessanta), Harriet Moudron e Anne Frank sopravvissuta come Amy Bellette? Pensi davvero che il”sibaritismo” sia connesso al triangolo di posizione dell’altrove del poeta[Cfr. V.S. Gaudio,“Il fantasma che allunga le gambe verso il poeta”in: http://www.lunarionuovo.it n. 30: gennaio 2009; se appare aprile 2010, non è vero]?
Roth:- Il “sibaritismo” è l’ologramma di questa impenetrabilità dell’individuo, la percezione acuta e immediata di un qualcosa che perennemente non si comprenderà, perché la cosa peggiore è la comprensione.
Intervistatore: – Perché?
Roth:- Perché il poeta sostituisce al proprio desiderio la tentazione dell’esilio nel desiderio dell’altro. O pensavi che fosse per la libido-Ikea?
L’intervistatore:- A proposito di pene, quell’estate in cui il pene di un presidente invase la mente di tutti e la vita, in tutta la sua invereconda sconcezza, tu da dove la tirasti fuori Faunia Farley che abitava in una stanza di una fattoria del New England dove, per pagare l’affitto, collaborava alla mungitura? E il canone era equo? E pensi che, intervistandola, ne possa cavare almeno 10 dollari visto che, poi, in definitiva è della forza dello Smoky-dick che parleremmo?
Roth:-Ehi, Vuesse, di pene in meglio!…
L’intervistatore:-Ma è di Staino questa, dove l’hai vista?