Si ingrossano le file di chi chiede – per l’anno prossimo, ormai – di abolire il tradizionale concerto del primo maggio a Roma. Avevamo rilanciato la proposta di Marco Simoni, a sua volta pubblicata un anno fa dall’Unità. Il quotidiano diretto da Concita De Gregorio ha raccolto nuovamente il tema in questi giorni con due editoriali, uno di Cesare Buquicchio e uno dello stesso Marco Simoni.
Scriveva ieri Simoni:
Non c’è dubbio che l’accresciuta flessibilità e precarietà del lavoro rendano il compito di organizzare i lavoratori più arduo. Allo stesso tempo, tuttavia, offrono formidabili armi di rivendicazione, perché stimolano nuovi bisogni e nuove richieste di protezione. Il punto chiave è che queste richieste possono non collimare o addirittura confliggere con quelle tipiche delle generazioni precedenti. Inoltre, le stesse forme di lotta costitutive dell’identità sindacale devono essere aggiornate e, probabilmente, non più basate solo sullo sciopero (esemplare davvero a questo proposito la fantasia dei lavoratori sardi che hanno occupato l’Asinara definendola “l’isola dei cassintegrati”). Nell’assenza di un confronto pubblico e trasparente, questi nodi sono sistematicamente sciolti a svantaggio dei lavoratori giovani (con eccezioni, naturalmente). In questo contesto, è illusorio pensare di guadagnare credibilità con un concerto, quando troppe volte i fatti vissuti dalle generazioni giovani sono di conio diverso. In quante aziende gli accordi di ristrutturazione hanno previsto il non rinnovo di tutti i contratti precari per salvare qualche centinaia di euro dei lavoratori più anziani? In quante aziende non è possibile assumere lavoratori giovani perché si è ricorso a prepensionamenti? In quante aziende i sindacati esplicitamente favoriscono l’assunzione di lavoratori più anziani indipendentemente dal merito del lavoratore? Ogni volta che questi fatti si avverano, l’organizzazione del concerto si riduce ad alibi e contribuisce ad acuire la distanza che la stragrande maggioranza dei lavoratori giovani sente nei confronti del sindacato.
Gli fa eco Cesare Buquicchio, sull’edizione di oggi:
Resta negli occhi di tutti la strana asimmetria tra i tre milioni «di padri e di figli» (così titolava in prima pagina l’Unità il 24 marzo 2002) scesi in piazza su invito dei sindacati per opporsi alla modifica dell’articolo 18 e le poche decine di migliaia di figli che hanno marciato in corteo contro il precariato. Quel giorno dov’erano i padri? Quel giorno dov’erano i sindacati? Quindi, sì, aboliamo il Concertone. Lo organizzeremo di nuovo quando ci sarà da festeggiare l’affermarsi di idee finalmente efficaci e all’altezza dei tempi. Salari con andamenti rimodulati? È giusto che più si diventa vecchi, più il salario cresce? Alziamo l’età pensionabile? Ma non solo per far fronte alla spesa pensionistica. Vogliamo anche riequilibrare le risorse tra giovani e meno giovani? Ricordiamoci che siamo, da un punto di vista demografico, il paese più vecchio del mondo e con i tassi di natalità più bassi. Ma siamo anche uno dei pochi paesi europei in cui per i giovani non esistono misure di assistenza sociale contro il rischio di povertà. I minimi sociali in Italia vengono garantiti solo ai pensionati, spesso anche a quelli che vivono nelle famiglie più ricche. “Un quarto delle somme destinate alle maggiorazioni delle pensioni minime nell’accordo raggiunto nel luglio del 2007 fra governo (Prodi) e sindacati è andato a beneficio di persone appartenenti al 50 per cento più ricco della popolazione italiana” (scrivono sempre Boeri e Galasso nel libro citato in precedenza). Nessuno vuole “affamare” i pensionati, tanto meno quelli che fanno fatica ad arrivare a fine mese, ma senza risorse per i più giovani qualunque paese è destinato a perdere competitività. E senza un’economia competitiva siamo tutti (anche i pensionati) sempre più poveri.




Eccoci dentro con tutti e due i piedi nella nuova edizione 2010 del format “La guerra fra poveri”.
Ladies and gentlemen, siamo lieti di presentare a voi
(rullo di tamburi):
Giovani vs Anziani.
Dopo aver assistio in questi anni a:
- Dip aziende oltre 15 addetti vs Dip aziende under 15
- Dip privati vs Dip pubblici
- Autisti di tram milanesi vs Pendolari
- Prof vs Tutti
la nuova imperdibile declinazione della coglionaggine.
Che ti frega di migliorare le tua condizioni, quando puoi peggiorare quelle del povero diavolo vicino a te che dura fatica come la tua?
Che ti frega di avere l’erba verde nel tuo giardino quando puoi pisciare in quello dei vicini?
Venghino, siori, venghino, più gente entra, più inchiappettate si vedono.
Grande Piti!
Volevo dire a Luca che, pur essendo spesso d’accordo con lui, non riesco a seguire il suo filo logico quando contrappone “diritti dei lavoratori anziani” contro “mancanza di diritti dei giovani”. Non è solo guerra tra poveri: è proprio un gioco a somma negativa (anzi no: gli imprenditori ci guadagneranno di sicuro). Se per Luca questo sara’ un fatto positivo, contento lui… e il problema del concertone è ridicolo: i sindacati sono sempre piu’ emarginati dai luoghi di lavoro grazie a leggi dello stato, peraltro salutate con entusiasmo dalla maggioranza degli italiani (vedi pacchetto Treu, legge 30…), non dalla musica del Primo Maggio ……
Slogan”lavoro,legalita’ esolidarieta’” Parole,solo aria fritta!Non abbiamo leggi dello stato per un’economia competitiva,e senza una economia competitiva Tutti noi saremo sempre piu’ poveri!Sindacati,disuniti ,per troppo tempo,Politici disinteressati a riportare ” LA CENTRALITA? DEL LAVORO” come “VOLANO”della Politica del nostro paese.Unire tutte le forze Politiche,Sindacali per riformare subito il tema del lavoro!
Credo che la questione dell’abolizione del primo maggio sia l’ennesimo dibattito che non giova a nessuno. E’ una data simbolo, e come tale va utilizzata; per ricordare ai milioni di cittadini che per ottenere dei diritti, come lavoratori, ci sono volute tragedie e anni di battaglie. La questione non è la festa quindi, piuttosto l’evidente incapacità dei sindacati di rappresentare qualcuno che non sia il lavoro salariato (sempre meno) e i pensionati.
Io faccio il precario da circa dodici anni; nessuno si è mai posto seriamente il problema di fornire anche a noi un minimo di quelle tutele che sono previste per i salariati. Non si tratta di mettere una categoria contro l’altra, ma solo di renderci conto dell’evidente assenza di uno stato sociale per chi non ha la fortuna di avere un contratto di assunzione a tempo indeterminato.
Caro Piti, capisco il senso del tuo post, la sossolineatura per gli “scontri”. Credo però che gli stessi siano sempre e solo esistiti sui media, non tra chi lavora; che siano il frutto di una esemplificazione che giova a chi vuole guardare il dito e non la luna.
Ho un ricordo che proprio non riesco a cancellare: furono proprio i sindacati a firmare l’accordo che introdusse forme di lavoro senza tutele per i lavoratori.
alco ha ragione,furono propio i sindacati che firmarono accordi ed introdussero i contratti coco,.coco-pro ed altre forme di precarieta’ in tutti i settori del lavoro.la disastrosa legge Biagi.Ed un governo miope, certo non lungimirante .Ricordate che governo era?
scusate, ma stamattina mi scappa il benaltrismo: al Concertone CGIL del Primo Maggio service audio, video, operai, logistica, facchini, elettricisti, staff delle band, addetti stampa….festeggeranno tutti dall’alto del loro contratto a tempo indeterminato, alla faccia di quel negriero di Renzi?
La metà degli iscritti al sindacato in Italia è pensionato. Chissà quanti saranno quelli che stanno per diventarlo.
In altre parole: che lotte per l’equità sul mercato del lavoro potrà mai sostenere chi dal mercato del lavoro sta uscendo o e già fuori da un pezzo?
Il problema è che il sindacato ora è dannoso per i nuovi lavoratori, e presto sarà semplicemente irrilevante, per sopravvenuta estinzione.
E se i giovani non si iscrivono al sindacato una ragione ci sarà.