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  • lunedì 3 maggio 2010

Ricominciare dal basket

Marion Jones vuole rilanciare la sua carriera dopo la squalifica per doping e i sei mesi di prigione

Se riuscisse a entrare nella NBA femminile sarebbe la prima esordiente ad avere più di 30 anni

Alle Olimpiadi di Sidney del 2000 Marion Jones vinse tre medaglie d’oro e due di bronzo, più di qualunque altra donna nella storia olimpica. Le copertine di Newsweek, Time e Sports Illustrated celebravano le sue gesta e il suo fascino: un anno dopo fu la prima atleta a finire sulla copertina di Vogue.

Oggi Marion Jones, che ora ha 34 anni, si allena duramente in un campo da basket di Tulsa, Oklahoma, per tentare di entrare nella NBA femminile e rilanciare la sua carriera dopo la squalifica per doping e i sei mesi di prigione. La sua storia è raccontata in un lungo articolo sul nuovo numero del New York Times Magazine.

Marion sognava di diventare campionessa olimpica da quando aveva 8 anni, a 16 aveva già battuto tutti i record nazionali dei campionati studenteschi e presto iniziò a dire che avrebbe vinto più medaglie d’oro di qualsiasi altra atleta al mondo.

A quelle Olimpiadi di Sidney aveva vinto medaglie nei 100 metri, 200 metri, staffetta 4X400, salto in lungo, staffetta 4X100. “Non si può vincere con questo vantaggio!”, disse il telecronista mentre tagliava il traguardo dei 100 metri.

L’agenzia anti-doping americana iniziò a investigare su Marion Jones per uso di droga in relazione allo scandalo dell’industria farmaceutica americana Balco. Il 3 dicembre 2004, Victor Conte – fondatore della Balco – apparve in un’intervista sull’emittente ABC e disse che la Jones aveva fatto uso di cinque differenti sostanze illegali per migliorare le sue prestazioni prima, dopo e durante le Olimpiadi di Sydney del 2000.

Il 12 dicembre 2007, il Comitato Olimpico cancellò i risultati della Jones dall’albo ufficiale fino al 2004 a partire dall’Olimpiade di Sidney e le chiese di restituire i premi in denaro e le medaglie. L’11 gennaio 2008 venne anche condannata a sei mesi di carcere per aver mentito al giudice riguardo all’uso di sostanze dopanti.

“Mi piace che la gente dice che non ce la farò mai, che sono stata fuori per troppo tempo”, dice Marion al New York Times mentre si allena in un campo da basket dell’Oklahoma. D’altra parte il basket non è cosa nuova per lei. Quando era all’Università del Nord Carolina vinse con la sua squadra il campionato N.C.A.A. del 1994. Se ora riuscisse a entrare nella NBA femminile segnerebbe un altro record: la prima esordiente a più di 30 anni (e tre figli, di cui uno di soli dieci mesi).

L’allenatore Nolan Richardson, che la sta seguendo in questa fase di selezioni, è impressionato dalla sua velocità, dalle sue capacità difensive e dalla sua sicurezza in campo, anche se dice che deve ancora migliorare sui salti e nel controllo della palla.

Oltre ad allenarsi Marion continua a svolgere lavori socialmente utili come parte della pena che deve finire di scontare. Il New York Times l’ha seguita in uno dei suoi “Take a Break talk“, gli incontri in giro per le scuole americane in cui racconta agli studenti i suoi errori e li invita a riflettere prima di prendere decisioni impulsive.

“Per me il momento in cui avrei dovuto prendermi una pausa e riflettere fu nel novembre del 2003, al Fairmont Hotel di San Jose”. Il giudice le mostrò un sacchetto di plastica pieno di una sostanza che poteva assomigliare a olio d’oliva. Le chiese se l’aveva mai usata. La Jones la riconobbe come la sostanza che il suo allenatore Trevor Graham le aveva detto di prendere più volte. Pensò agli anni passati ad allenarsi e ai suoi successi. Pensò ai suoi soldi, ai suoi sponsor, alla sua famiglia. Il giudice le chiese se avesse mai preso la sostanza. No, disse. Poi glielo chiese ancora. No, disse.

Nei mesi successivi Marion si dotò di una squadra di comunicazione anticrisi guidata da Chris Lehane, che aveva seguito anche Bill Clinton durante lo scandalo Monica Lewinsky, e iniziò una campagna aggressiva e molto dispendiosa per difendere il diritto alle sue medaglie e alla sua carriera. Nel 2007 era sommersa dai debiti e se non avesse patteggiato rischiava di finire in carcere per un periodo ben più lungo di sei mesi. Così nell’ottobre 2007 si decise e confessò di aver mentito davanti al giudice: ammetteva di aver usato sostanze dopanti e di essere stata a conoscenza della frode in cui era coinvolto l’ex fidanzato Tim Montgomery. Entrò in carcere lasciando i figli alle Barbados con i suoceri, per non far loro sapere dove andasse. Ancora oggi non glielo ha mai detto.

Oggi, diciotto mesi dopo essere uscita dal carcere, dice di essere pronta per iniziare una nuova carriera. Se verrà ammessa come esordiente al campionato NBA femminile non avrà diritto a un contratto protetto e dovrà considerarsi in prova per i primi mesi. Al posto dei suoi accordi plurimilionari ci sarà un contratto di partenza di 35.000 dollari all’anno.

(foto di Jeff Wilson, New York Times)

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