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Abolire il Concertone

di Marco Simoni

"Meno circenses e più panem"

Solo il 19% dei lavoratori sotto i 34 anni è iscritto ad un sindacato

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I sindacati dovrebbero abolire il concertone del Primo Maggio. Non solo perché devasta il centro di Roma in una ubriacatura eccessiva, ma soprattutto perché ha perso ogni valenza politica ed appare sempre di più come una gigantesca foglia di fico davanti alla mancanza di una strategia di tutela e promozione dei lavoratori più giovani. Vorrei dire invece ai sindacati: abolite il concertone e usate le stesse energie mediatiche, finanziarie, politiche per la vita dei giovani lavoratori italiani. Meno circenses e più panem.

La flessibilità del lavoro fu negoziata dai sindacati perché riguardasse solo gli outsider, i nuovi assunti. La riforma delle pensioni concordata coi sindacati ha penalizzato i lavoratori giovani in maniera sproporzionata rispetto agli altri. Questo ha peggiorato un dato già esistente: il nostro paese è quello in Europa che spende meno per i giovani e più per gli anziani. Gli aggiustamenti economici che sono stati necessari per entrare nell’Euro e per sopportare la competizione del mondo globalizzato sono stati caricati tutti sulle spalle delle persone che sono entrate nel mondo del lavoro dopo il 1995: non è giusto. Le riforme non sono nemmeno servite ad aumentare gli occupati: infatti i giovani italiani che si considerano lavoratori attivi, sono diminuiti, non aumentati, dalla metà degli anni novanta. Non si tratta di recriminare per scelte fatte nel passato, e non si discutono le ottime intenzioni di un sindacato che ha spesso dovuto supplire alla debolezza della politica. Si tratta, tuttavia, di scegliere ora da che parte stare, e che iniziative prendere. Ora.

Continuare a organizzare il concertone per suggerire un’immagine di vicinanza ai più giovani non serve a nulla senza iniziative politiche adeguate, anzi, è controproducente: nessuno ci crede, alla vicinanza. Lo dicono i dati sulla sindacalizzazione. Solo il 19% dei lavoratori sotto i 34 anni è iscritto ad un sindacato: è chiaro cosa significhi questo in prospettiva, una lenta, inesorabile, condanna. Il sindacato dovrebbe emanciparsi dall’idea di doversi solo difendere da un destino avverso, già deciso: tutto può cambiare. Bisogna però passare all’attacco: essere consapevoli che oggi ancora più di ieri i lavoratori rispondono con fiducia solo a politiche serie e riconoscibili. A battaglie a largo spettro che abbiano l’obiettivo di allargare le opportunità di tutti. A politiche aperte e non concentrate su obiettivi di corto respiro a vantaggio soltanto di lavoratori ultra-cinquantenni, e soltanto in alcuni settori. Abolire il concertone, allora, per promuovere tanti piccoli concerti sostenibili nei luoghi dove vivono i lavoratori, e per promuovere un credibile sindacalismo per gli anni a venire.

(questo articolo fu pubblicato dall’Unità il 1 maggio 2009)

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