
I sindacati dovrebbero abolire il concertone del Primo Maggio. Non solo perché devasta il centro di Roma in una ubriacatura eccessiva, ma soprattutto perché ha perso ogni valenza politica ed appare sempre di più come una gigantesca foglia di fico davanti alla mancanza di una strategia di tutela e promozione dei lavoratori più giovani. Vorrei dire invece ai sindacati: abolite il concertone e usate le stesse energie mediatiche, finanziarie, politiche per la vita dei giovani lavoratori italiani. Meno circenses e più panem.
La flessibilità del lavoro fu negoziata dai sindacati perché riguardasse solo gli outsider, i nuovi assunti. La riforma delle pensioni concordata coi sindacati ha penalizzato i lavoratori giovani in maniera sproporzionata rispetto agli altri. Questo ha peggiorato un dato già esistente: il nostro paese è quello in Europa che spende meno per i giovani e più per gli anziani. Gli aggiustamenti economici che sono stati necessari per entrare nell’Euro e per sopportare la competizione del mondo globalizzato sono stati caricati tutti sulle spalle delle persone che sono entrate nel mondo del lavoro dopo il 1995: non è giusto. Le riforme non sono nemmeno servite ad aumentare gli occupati: infatti i giovani italiani che si considerano lavoratori attivi, sono diminuiti, non aumentati, dalla metà degli anni novanta. Non si tratta di recriminare per scelte fatte nel passato, e non si discutono le ottime intenzioni di un sindacato che ha spesso dovuto supplire alla debolezza della politica. Si tratta, tuttavia, di scegliere ora da che parte stare, e che iniziative prendere. Ora.
Continuare a organizzare il concertone per suggerire un’immagine di vicinanza ai più giovani non serve a nulla senza iniziative politiche adeguate, anzi, è controproducente: nessuno ci crede, alla vicinanza. Lo dicono i dati sulla sindacalizzazione. Solo il 19% dei lavoratori sotto i 34 anni è iscritto ad un sindacato: è chiaro cosa significhi questo in prospettiva, una lenta, inesorabile, condanna. Il sindacato dovrebbe emanciparsi dall’idea di doversi solo difendere da un destino avverso, già deciso: tutto può cambiare. Bisogna però passare all’attacco: essere consapevoli che oggi ancora più di ieri i lavoratori rispondono con fiducia solo a politiche serie e riconoscibili. A battaglie a largo spettro che abbiano l’obiettivo di allargare le opportunità di tutti. A politiche aperte e non concentrate su obiettivi di corto respiro a vantaggio soltanto di lavoratori ultra-cinquantenni, e soltanto in alcuni settori. Abolire il concertone, allora, per promuovere tanti piccoli concerti sostenibili nei luoghi dove vivono i lavoratori, e per promuovere un credibile sindacalismo per gli anni a venire.
(questo articolo fu pubblicato dall’Unità il 1 maggio 2009)

saranno almeno 5 anni che il concertone regala ai sindacati il senso dell’essere ancora in “vita”…
forse anche più!
paradossalmente, il pubblico, per la maggior parte, credo sia composto da non_lavoratori; comunque, uno spreco di soldi che, specie di questi tempi, trovo offensivo.
contenti loro…
e si. dobbiamo sospendere una cosa diventata solo prassi senza contenuto. queste manifestazioni andrebbero fatte con meno enfasi davanti ai posti di lavoro in crisi.
Giorgio
Sull’autoreferenzialità del concertone, concordo pienamente.
Sul resto, ci sono molti punti che vorrei confrontare meglio.
Diciamo che il resto suona -anche- un po’ come una propaganda, compresi alcuni errori grossolani, della nuova frontiera della guerra fra poveri (dopo quella dip privati vs pubblici), quella vecchi vs giovani.
Per dirne uno, degli errori di questo post: non è vero che le riforme sono state caricate tutte e solo addosso a chi è entrato dopo il 1995 nel mondo del lavoro.
La riforma previdenziale di Dini lasciò inalterato l trattamento pensionistico solo di coloro che al 31.12.1995 avevano 18 anni di contributi. Chi aveva da un mese a 17 anni e 11 mesi di lavoro passò al regime misto, che già peggiorava le cose il suo po’.
Furono lasciati in pace solo i lavoratori più anziani e non è poi del tutto ingiusto, visto che si trattava di gente che non avrebbe potuto riorganizzare la vita in alcun modo.
Detto ciò, riconosco che i giovani trovano poca trippa, anche niente, nel mondo del lavoro, cosa che non può non dispiacere e preoccupare.
E però i giovani sono fra i primi, temo, a schifarsi dei partiti (ormai scomparsi, a forza di non prendere voti) che hanno la difesa del lavoro come obiettivo principale. Sono anni che la sinistra-e-basta viene giudicata vecchia, fuori dal mondo, patetica, ecc.
Però il voto up to date si paga.
Anche essere iscritti a un Sindacato non è cosa da vantarsene in un’happy hour o nei blog più schifiltosi e saccenti. Poi, però, si è soli soletti.
Il centro sinistra “giovane” non mi pare per niente propenso a stabilizzare e tutelare la vecchiaia dei giovani lavoratori: penso a certe posizioni espresse in interviste dall’ineffabile Marta Meo e non solo.
La cosa che fa più impressione, e paura, è che sembra che la nuova istanza giovanile sia tutt’al più che la cosa da fare sia mettere nel sacco i più vecchi, e non cercare di salire loro nella scala dei diritti.
Aggiungo un particolare diciamo personale. Frequento, in ormai decisamente tarda età (50), un dottorato di ricerca. Bene. I colleghi sono giovani fra i 25 e poco più di 30 anni, molto preparati, che però ancora non hanno reddito stabile e sufficiente. Ma (sebbene non siano tutti ricchi di famiglia, anzi) sono sempre ben macchinati, ben vestiti, ben vacanzati ecc.
Bene così, perbacco, ma devo dire che non pagano, quelli, un gran dazio alla loro precarietà, alla loro mancanza o esiguità reddituale, all’assenza di contributi pensionistici giunti a un terzo o metà della loro vita.
Non vorrei ci fosse un nesso (detto senza polemica, ma per capire), osservando queste persone, fra il vivere benino nonostante lavori precari, avvocati che ti pagano 300 euro al mese, banche che ti prendono un mese per l’altro ecc e mancanza di capacità di prendere posizioni politiche decise a tutela del presente e del futuro.
Io non sono per niente d’accordo sull’abolizione del concertone. Fra coloro che vanno a Roma il primo maggio, certamente ci sarà chi è solo interessato ai cantanti, alla possibilità di vedere un concerto gratis, ma secondo me sono molti di più quelli che vanno per sentirsi parte di qualcosa di più grande. In fin dei conti ci sono pochi iscritti al sindacato, pochi che si interessano alla politica, e queste manifestazioni che coinvolgono così tante persone sono in un certo modo un antidoto (per quanto insufficiente) all’egoismo imperante, e allora perchè abolire il concertone? Certo non ci si può limitare a questo, un concerto una volta l’anno, i sindacati devono darsi da fare, trovare nuove iniziative, nuove strategie, nuove modalità per tutelare sempre di più e sempre meglio anche i lavoratori di oggi. La soluzione non è togliere il concertone, ma aggiungere tutto quello che serve per dare finalmente una smossa a questa situazione di stallo. Si può anche sbagliare, ma è sempre meglio che stare fermi!
Il concertone è ormai entrato nella tradizione ma si dovrebbe dare un messaggio più consistente ai giovani partecipanti e al pubblico televisivo. Al messaggio musicale e di intrattenimento andrebbe associato un discorso molto più concreto che possa aiutare a capire cosa è accaduto nell’anno passato e cosa ci si aspetta nel futuro immediato.
Non si può dare a questo importante momento soltanto un carattere di svago ma dovrebbe essere un’occasione per lanciare messaggi importanti, sull’occupazione, sui contratti, sulle morti dei lavoratori, sull’assenza del sindacato o sulla sua forma superata, sull’assenza degli enti preposti al controllo dei datori di lavoro e sulla mancanza di rispetto delle regole del lavoro.
Questa importante giornata di incontro deve poter lanciare messaggi più forti, a tutti, lavoratori, imprenditori, enti, Stato.
Il concertone non può essere cancellato, sarebbe un’altra sconfitta ma va rilanciato e va cambiato per dare un contributo determinato, forte, preciso, chiaro, per tutti!
Buon 1° Maggio a tutti.
Stefano S.
@Lucia. Il concertone ormai è solo quello, un concertone. Al più, un concertone de sinistra, ed è quello il qualcosa più grande a cui parte della piazza sente di appartenere.
Bello, per carità, ma non devo un motivo che sia uno per cui dovrebbe essere organizzato dal sindacato.
E soprattutto, se l’obiettivo dovesse essere quello di far riflettere sul lavoro, è un fallimento completo. Bello, colorato, piacevole, ma fallimentare.
e’ un bel concerto gratis tutto qua.
ormai il 1 maggio ha perso quella quella carica
simbolica che aveva sui lavoratori,dato che oggi 2010 moltissimi negozi sono purtroppo aperti.
Pero’ a mio parese questo e’ l’ultimo dei problemi,1 maggio=concerto ok
Il sindacato e´ criticabile e discutibile come e piu´di altri. Farlo utilizzando il Concertone mi sembra puramente strumentale e sofistico, visto che al massimo non si tratta altro che di un concerto di buona qualita´, popolare e gratuito come ormai ce ne sono rimasti pochi (la storiella che devasti il centro di Roma, poi, e´ una totale panzana che essendo io romano come Simoni stento a compendere da dove derivi).
Il problema, dovrebbe comprendere il Simoni, e´ che attaccarsi a delle “argomentazioni non pertinenti” lede non solo l´efficacia generale del discorso (che in linea di massima si potrebbe anche condividere) ma soprattutto la credibilita´ di chi lo fa.
Il Simoni e´ un esperto di politiche sindacali? Benissimo, rimanga sul tecnico-scientifico allora e lasci stare i Concertoni, che da quando li fanno hanno almeno reso contente, per qualche ora, qualche migliaio di persone e non hanno devastato proprio un bel niente.
Se non ci riesce scriva a Ilvo Diamanti e si faccia spiegare come si fa.
Ringrazio tutti per l’attenzione ed i commenti. Una risposta veloce, scusandomi per esser arrivato tardi.
Rispetto agli eventuali errori fattuali, temo di aver letto bene la mia fonte, ossia la relazione finale della Commissione Brambilla (2001) istituita per valutare l’impatto della riforma pensionistica. Ecco qua un estratto (pagina 52: il testo integrale, lettura avvincente, sta qua http://www.itinerariprevidenziali.it/commissione_brambilla.html):
“Circa il problema dell’equità inter-generazionale del sistema, la Commissione sottolinea come essa
appaia compromessa, non tanto dalla notevole ma necessaria diversità di rendimenti garantiti dai
sistemi retributivo e contributivo, quanto a causa di due caratteristiche della fase di transizione a
regime misto: la prima relativa al diverso sistema di calcolo della pensione, retributivo versus misto,previsto per generazioni contigue di lavoratori, con più e con meno di 18 anni di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995; la seconda dovuta alla lunghezza del periodo a regime misto, che consentirà a lavoratori ancora relativamente giovani ed entrati in assicurazione negli anni ’80 e primi anni ’90, esattamente nei 18 anni intercorrenti fra il 1978 e il 1995, di ottenere rendimenti sensibilmente superiori ai lavoratori entrati in assicurazione dopo tale periodo.”
In sintesi, la grossa differenza sta tra lavoratori sindacalizzati e lavoratori troppo giovani che nel 1995 semplicemente ancora non erano lavoratori, e quindi non potevano essere sindacalizzati.
Rispetto agli altri commenti, ho una sola cosa da dire che era espressa troppo sinteticamente nel commento. Nella vita in generale, ma soprattutto in politica, ogni atto non va valutato solamente per se stesso, ma anche rispetto alle alternative. Dire “il concertone e’ bello, teniamocelo e facciamo anche altre cose” e’ un po’ come dire di volere la botte piena e la moglie ubriaca. Le risorse di tipo umano, materiale (i soldi), il tempo, non sono infinite, ma limitate. Negli ultimi dieci anni e rotti, penso che le risorse (tante, tantissime) necessarie a fare il concertone, si sarebbero potute spendere molto piu’ utilmente – sia per il sindacato che per i giovani – in altro modo.
Infine, il fatto che non si capisca che questa critica viene da una posizione di affinita’ culturale, e direi quasi ideologica, al sindacato, significa che devo lavorare molto sulla mia capacita’ comunicativa, scontando comunque le persone a cui non interessa ascoltare opinioni diverse.
E se al posto del concertone si facesse una seria “tre giorni” tipo Festa dell’Unita’ in sedicesimo, ma di quelle degli anni Sessanta/Settanta? Con cantanti cantanti (e non pipparoli), attori, discussioni eccetera? Ovviamente, in uno spazio adeguato. E con gli spettacoli a p a g a m e n t o: due o tre euro, il biglietto, da devolvere in favore di lavoratori in lotta particolarmente disagiati.
Non mi si venga a dire che mancherebbero le braccia per allestire una cosa del genere… E tanto meno che la cosa non funzionerebbe. Male male che vada sara’ sempre meglio del circo pseudo tutto in atto dall’indomani in cui e’ nato.
triste il primo maggio senza concertone…almeno è una risposta x chi pensa che la sinistra sia sempre incazzata!
La critica ai contenuti e alla scollatura tra sindacati e mondo del lavoro in generale, non solo giovanile, mi trova perfettamente daccordo.
Non per questo credo che il concerto debba essere abolito. Non è che abolendo il concerto si risolve il primo problema.
Il concerto serve come mezzo attrattivo e mediatico importante, poi però si deve essere capaci di comunicare qualcosa, qualcosa che serve per il futuro.
“Il concerto serve come mezzo attrattivo e mediatico importante”, dice gianlucajello…
Dove sono i frutti? Quante tessere in piu’ conta oggi – da quando esiste il concertone! – la Cgil o la Cisl o la uil? E quanto, piu’ in generale, “conta”?
Non nascondiamoci dietro a un dito: e’ demagogia, a piene mani. I sindacati hanno soldi da investire in attivita’ extrasindacali? Bene, studi un programma di promozioni culturali serie: libri, spettacoli teatrali, dibattiti pubblici con la partecipazione di Grandi Intellettuali sui temi del lavoro e del sociale.
In una parola (anche e non solo), dia vita a un paio di “tregiorni” di grande impatto in due o tre citta’ contemporaneamente nel periodo del Primo Maggio e in altre venti, altrettante “24ore”
su jobtalk l’avevamo detto addirittura nel 2008…Ciao e complimenti davvero per post.it, per l’idea e per come lo fate
Rosanna Santonocito
http://jobtalk.blog.ilsole24ore.com/jobtalk/2008/05/mille-euro1magg.html
Come scrive “pifo” non è che abolendo il concerto risolviamo il problema. Piuttosto il sindacato dovrebbe cercare di coinvolgere chi oggi non ha rappresentanza, purtroppo questo passo richiederebbe un tale cambiamento di struttura (anche mentale) che temo farebbe saltare molte comode “posizioni” anche all’interno del sindacato stesso.
con i quattrini del concertone (versati dagli sponsor privati: conflitto d’interesse?)perchè non aprire un fondo di solidarietà per i lavoratori in lotta e aiutarli a forare l’indifferenza dei media?
comunque, il concertone fa parte del quadro panem et circenses romano: che tutto finisca in musica!