Il petrolio è finito (stavolta sul serio)

Il famigerato picco del petrolio sarà raggiunto nel 2012 (!), dicono il Pentagono e l'IEA

Secondo il Pentagono però la via d'uscita è sempre la stessa: ulteriori investimenti nelle trivellazioni

Ok, lo si dice da una vita e poi per un motivo o per un altro non succede mai. Ma stavolta sembra che ci siamo, e l’appuntamento è fissato per il 2012 (sul serio!). Parliamo del raggiungimento del cosiddetto peak oil, il picco nella produzione del petrolio. Si tratta del momento in cui, sintetizzando brutalmente, la domanda di petrolio raggiungerà la sua offerta. Wikipedia descrive così gli effetti del peak oil:

Dopo il picco, in ogni caso (o meglio dopo il picco “principale”), sebbene la variabile di prezzo e tecnologica possano quindi creare delle discontinuità e dei salti nella produzione petrolifera, la produzione non può che diminuire. Infatti, sebbene sotto l’ipotesi di una domanda crescente di petrolio non supportata dall’offerta i prezzi, salendo, possano portare (quando oltre un determinato valore critico), alla scoperta o allo sfruttamento di nuovi giacimenti, tali risorse sarebbero comunque meno convenienti, meno importanti o meno disponibili di quelle già sfruttate.

Nelle scorse settimane, infatti, sia il Pentagono che l’IEA – l’agenzia europea che si occupa del monitoraggio delle fonti di energia – hanno previsto che dal 2012 non ci sarà più alcun surplus nella produzione di petrolio, fondamentale per trainare la crescita economica. Inoltre, il Pentagono prevede che dal 2015 in poi sarà possibile soddisfare soltanto il novanta per cento della domanda mondiale, e questo farà schizzare verso l’alto il prezzo del barile. Leggete cosa scrive il Pentagono – non Greenpeace:

La frequenza con cui sono state scoperte nuovi pozzi di petrolio e falde di gas negli ultimi vent’anni – con la sola eccezione del Brasile – non lascia spazio all’ottimismo per gli sforzi del prossimo futuro. Nel 2030 il mondo avrà bisogno di centodiciotto milioni di barili al giorno, ma saremmo in grado di produrne solo cento. Nel 2012 il surplus della produzione sarà scomparso, e già nel 2015 il crollo della produzione porterà a una sua riduzione di almeno dieci milioni di barili al giorno.

Un simile avvertimento era stato espresso il mese scorso da Glen Sweetnam, influente consigliere dell’amministrazione Obama, intervistato da Le Monde. La ricetta fornita dal Pentagono per evitare un collasso economico – racconta sul suo blog Filippo Zuliani, esperto di questioni energetiche – continua però a tenere il petrolio al centro della produzione energetica mondiale.

Il Pentagono suggerisce che migliorando le tecniche d’estrazione potremo far fronte alla mancanza di greggio, relegando le fonti rinnovabili ad un ruolo scarsamente rilevante. Insomma, petrolio sempre e comunque, e se non ce n’è abbastanza è perché dobbiamo trivellare di più. Posto che sotto la sabbia vi siano ancora significative riserve di petrolio, ovviamente. Dato che, ahimè, il Pentagono omette del tutto, ripiegandosi in quello che sembra più un atto di fede nel petrolio che non un’analisi realistica.

Mostra commenti ( )