La povertà in Giappone diventa un problema

La stima sui venti milioni di poveri era stata tenuta nascosta dal precedente governo

L'economia del paese è in stallo e un giapponese su sei rientra nella fascia di povertà

La povertà in Giappone continua a crescere. L’economia del paese orientale è rimasta sostanzialmente ferma per molti anni, portando a sensibili differenze tra gli stipendi. Secondo le ultime stime, riprese dal New York Times, un giapponese su sei rientra nella fascia di povertà e le ultime rilevazioni indicano 20 milioni di poveri nel 2007.

I dati hanno sorpreso i giapponesi, che non ricevevano notizie ufficiali sul livello di povertà in Giappone da tempo. Il governo ha candidamente ammesso di aver nascosto per anni le statistiche sui nuovi poveri nel paese. Il problema è stato negato per quasi dieci anni dal Partito Liberal Democratico, sconfitto nell’ultima tornata elettorale da Yukio Hatoyama (Partito Democratico) che ha spinto per una maggiore trasparenza della burocrazia.

La soglia di povertà è stata ricalcolata e collocata intorno a un reddito annuo di 22mila euro per una famiglia di quattro persone. Per gli analisti, il tasso di povertà in Giappone è raddoppiato rispetto ai livelli calcolati negli anni Novanta, quando iniziò una grave crisi economica legata al mercato immobiliare e al collasso dei mercati.

Identificare con precisione l’effettivo numero di poveri non è però facile. Autorità e assistenti sociali segnalano che i giapponesi in ristrettezze economiche cercano di nascondere la loro condizione, ritenuta spesso un’onta e vissuta in primo luogo come un fallimento personale. Chi riesce cerca di svolgere più lavori, ma il denaro non sempre è sufficiente per pagare l’affitto, le bollette o i medicinali. Del resto, l’80% delle persone che vivono in povertà sono “impiegati poveri”, donne e uomini con paghe basse e lavori temporanei senza tutele.

Gli stipendi sono sufficienti per sopravvivere, ma le altre attività sociali come uscire con gli amici o andare al cinema restano precluse. «La povertà in una società ricca non significa vestirsi di stracci o vivere su un pavimento sporco. Queste sono persone con cellulari, auto, ma sono isolate dal resto della società» osserva la sociologa Masami Iwata (Japan Women’s University, Tokyo).

Il crescente numero di poveri potrebbe portare a seri problemi nel lungo termine. Secondo gli analisti, un’ampia porzione della famiglie non avrà presto le risorse per offrire ai propri figli un’istruzione di qualità, dando così vita a un «ciclo permanente di lavori poco pagati».

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