Va bene. Ne abbiamo parlato, ci siamo appassionati, ci siamo stressati nelle stazioni e sugli aeroporti, ma tra poco la nuvola islandese comincerà a passare di moda e la domanda quindi diventa: cosa succede adesso?
Sul Wall Street Journal di stamattina prova a rispondere il professor Michio Kaku, che insegna Fisica teorica al City College di New York. Secondo Kaku “questa eruzione è una tempesta perfetta, una combinazione di condizioni di vento e ghiaccio che hanno trasformato un evento geologico ordinario in una crisi straordinaria”. Lo stesso vulcano aveva eruttato il mese scorso senza conseguenze, stavolta però la lava ha trovato una seconda via ed è entrata in contatto con un ghiacciaio, con una conseguente esplosione di vapore e silicati cristallizzati. L’esplosione li ha scaraventati in nuvole alte alcuni chilometri, e il vento le ha portate in giro e il resto della storia la sapete.
Ma adesso cosa succede?
Ci sono tre scenari, dice Kaku.
1) Nel migliore dei casi in qualche giorno l’eruzione si esaurisce; o il ghiaccio si scioglie, e l’eruzione torna a essere innocua per il resto del continente e del mondo. Si è cercato di effettuare delle ricognizioni aeree per controllare lo stato del ghiacciaio, ma è stato impossibile per la stessa ragione per cui non si poteva volare da Linate a Francoforte.
2) La cosa più probabile è che succeda quel che già avvenne nel 1821, spiega il professor Kaku. Allora lo stesso vulcano eruttò a intermittenza per tredici mesi. Significherebbe vivere “col terremoto” per mesi, con le compagnie aeree europee e tutto il nostro sistema economico costretto ad adattarsi giorno per giorno. Quando c’è il vento giusto o il vulcano è quieto, si vola. Altrimenti si vola dove si può, ma per i piloti significherebbe uno stato di tensione permanente.
3) Il peggiore dei casi. Improbabile, dice Kaku. Che questa eruzione ne scateni un’altra assai maggiore, tra i molti vulcani islandesi. Successe nel 1783, e fu annientata gran parte dell’agricoltura e dell’allevamento dell’isola, e la morte conseguente di un quarto degli islandesi. Le stesse conseguenze portarono alla morte di decine di migliaia di persone in tutta Europa. Fu “l’anno senza estate”.
Kaku spiega che con i vulcani bisogna in effetti convivere, e imparare a organizzarsi e reagire adeguatamente alle crisi. “L’Unione Europea è stata colta alla sprovvista. Ci sono stati caos e confusione superflua con i governi travolti dal tentativo di salvare l’industria del volo aereo. Bisogna lavorare di più sulla conoscenza e l’analisi dell’attività vulcanica”. Bisogna progettare sistemi di protezione degli aerei più efficienti. E soprattutto “bisogna tenere d’occhio l’Islanda”.




L’irruzione dell’alterità vs l’eruzione irredenta dell’Altro?
Una particolare assonanza tra longitudine e latitudine mi riporta alla mente questo mio testo poetico, d’accordo poco alla Leopardi, ma, se vogliamo, questa è un’eruzione postmoderna; l’altra, quella che io faccio sottentrare nel mio testo, riguarda il vulcano Pelée nella Martinique: l’assonanza? Il vulcano in Islanda, l’Eyjafjallajökull, è attorno ai 19 gradi di longitudine ovest e ai 63 gradi di latitudine e il monte Pelée in Martinique è attorno ai 62 gradi di longitudine. La teoria dell’esotismo, l’alterità radicale, l’impenetrabilità ultima degli esseri e dei popoli, l’irredentismo dell’oggetto,l’inumano, gli eventi sovra conduttori tra indeterminazione crescente e commutazione incessante, insomma siamo dentro i fenomeni estremi di Jean Baudrillard, c’è del “fotografico” in questa violenza sorpresa, svelata, siamo nell’anamorfosi del viaggio[guarda la testimonianza fotografica in: http://www.boston.com/bigpicture/2010/04/icelands_disruptive_volcano.html, è l’oggetto ad avere il sopravvento, in questo mondo frattale di cui non si dà equazione né sommatoria in nessun luogo? La statua di S.Pierre è la predestinazione dell’Altro, tutto proviene da un Altrove, gli eventi fasti o nefasti, le malattie, i pensieri stessi, e questa estraneità a noi stessi prende tra l’altro la forma dell’inconscio ed è allora vero che nel mondo del fatale l’inconscio non esiste; e la statua di S.Pierre del 1902 e io che ne scrivevo nel 1974 cosa stavo pedinando, la reversibilità dell’eruzione?
◙l’ansa dell’ansia, l’ansa del mutamento/nella sinuosità/il codice socializza la mutazione, il consenso/ o quel che resta della mosca di Barthes/anche, ancor prima, la donna di S.Pierre/ in blocco/è la statua che resta/replicata/in una totalità di sensi, è un segno immediato/e una quantità assoluta/impiantata, affondata/una lava di riflessi, da un vuoto/un segno senza sfondo, è lì/la sera precedente è lì al 50%, l’incantesimo/come se nascesse l’illusione di un rapporto, senza euforia/di quella pazza perdita inumana/è terribile, ed è lì la sera precedente/e soprattutto verticale in masturbazione/mosca in economia sfinita, ridotta in silenzio/e l’ansa dell’ansia/e un profondità che sprofonda/l’incontro/dei casi necessari, i segni sul fondo in discrezione/pullulano
(11 gennaio ’74)◙
[da:V.S.Gaudio, La mosca fenocopica di Barthes, in: Idem, Sindromi Stilistiche, Forlì 1978]
Ahem. “theoretical physics” è “fisica teorica”, non teoretica. Per il resto, in bocca al lupo e avanti così.
Quello più noto come “anno senza estate” è il 1816, non il 1783.
http://it.wikipedia.org/wiki/Anno_senza_estate
Comunque nel 1783 è avvenuto in effetti quanto descritto nell’articolo.
Tutto ciò mi inquieta, sono scenari da film pomeridiano di Italia 1.
ma l’Anno senza estate non fu il 1816?
http://it.wikipedia.org/wiki/Anno_senza_estate
Condivido. Il famoso “anno senza estate”, che portò carestie e morti, fu il 1816. Cause vulcaniche…brrrr!