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  • martedì 13 aprile 2010

Gli eco-pirati sfidano le baleniere giapponesi

Le baleniere sono tornate nei porti giapponesi con la metà delle balene previste

La caccia alle balene è vietata, ma il Giappone etichetta le battute annuali come spedizioni scientifiche

I cacciatori di balene sono tornati nei porti giapponesi con pochi cetacei a bordo e molta rabbia. Le baleniere hanno catturato 507 balene, circa la metà di quanto inizialmente previsto dai responsabili della caccia. Secondo i marinai, il risultato al di sotto delle aspettative è stato causato dalle iniziative della Sea Shepherd Conservation Society, che da tempo si batte per boicottare la caccia alle balene in Antartide.

A differenza di altre associazioni ambientaliste, gli attivisti della Sea Shepherd appoggiano il danneggiamento intenzionale delle baleniere e se necessario il loro affondamento. Le azioni di disturbo prevedono il lancio di arpioni e di gomene nelle eliche dei sistemi di propulsione delle navi e l’utilizzo di fumogeni per limitare la visibilità.

Gli eco-pirati avrebbero disturbato le attività dei cacciatori di balene per almeno una trentina di giorni, impedendo di fatto la caccia dei cetacei. Nel corso del 2009 i marinai giapponesi catturarono circa mille balene nelle acque dell’Antartide.

La cattura delle balene è stata vietata nella seconda metà degli anni Ottanta, ma il Giappone consente alcune battute di caccia  ufficialmente per scopo scientifico. La carne dei cetacei che non viene analizzata nei laboratori finisce, però, nei ristoranti e nei prodotti cosmetici o della tradizione venduti nei negozi giapponesi.

Peter Bethune, uno degli eco-pirati della Sea Shepherd, è in attesa di essere processato da una corte giapponese per aver abbordato una baleniera e aver tentato l’arresto del capitano dell’imbarcazione. L’attivista rischia il carcere.

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