Cacciatori di balle online

In rete prosperano paranoie, complotti e leggende meropolitane. Ma è anche più facile smontarli e combatterli

Il New York Times racconta dei coniugi Mikkelson e del loro popolarissimo Snopes

Che in rete circolino un sacco di falsità e fesserie non c’è dubbio: circolano nel mondo, e in rete tutto è più accessibile. In più, dirle grosse paga, come paga dire delle cose che sembra che le sai solo tu. Metteteci che i media tradizionali da una parte criticano l’inaffidabilità della rete e dall’altra promuovono senza controlli quelle stesse storie che giudicano inaffidabili, e insomma è un bel periodo per inventarsi delle balle.

Ma dove prospera la malattia si vendono le medicine. E quindi la rete è diventato un bello spazio anche per chi cerca la verità per conto di tutti noi, e prova a smascherare e contestare le balle. In Italia è molto popolare Paolo Attivissimo (che vive in Svizzera), ormai un vero scienziato della materia: il suo blog “Il disinformatico” è il punto di riferimento per ogni dubbioso sulle notizie che circolano, ed è un baluardo delle battaglie contro i complottardi paranoici, siano teorici delle “scie chimiche” o dietrologi sull’11 settembre. In rete è diventata una piccola istituzione anche la rubrica di Luca Sofri sulla Gazzetta dello Sport dedicata alle “Notizie che non lo erano” pubblicate dai giornali. Negli Stati Uniti invece, lo racconta oggi il New York Times, sono molti i siti dedicati al “debunking” delle notizie, e il più popolare si chiama Snopes.

Snopes se lo sono inventato 14 anni fa David e Barbara Mikkelson, una coppia che vive in California: si erano conosciuti a un convegno sulle leggende metropolitane. Prendono ogni storia, notizia, tormentone che circola in rete e ci fanno un’inchiesta prima di rubricarla come falsa o vera. Snopes raggiunge gli otto milioni di visitatori unici al mese, ed è diventato il loro lavoro: con la pubblicità pagano i costi tecnici – 3000 dollari al mese – e ci mantengono se stessi e due assistenti. Oggi Snopes segnala tra le altre cose che non è vero che un attivista contro il riscaldamento globale sia morto di freddo in Antartide e che il video con i bambini che recitano Scarface non è stato girato in una scuola ma è un film professionale con dei bambini attori.

Altri siti americani sono dedicati piuttosto a smontare le informazioni che circolano in politica. FactCheck.org lo fa a senso unico, attaccando ciò che dicono i Democratici e i giornalisti liberal. Il New York Times spiega che la stessa Casa Bianca ha invece usato e diffuso gli articoli di PolitiFact, il progetto online del St.Petersburg Times dedicato alla “ricerca della verità in politica”. PolitiFact ha creato in particolare l’Obameter, una sezione in cui viene aggiornata la corrispondenza tra le promesse fatte dal presidente in campagna elettorale e quelle mantenute.

I Mikkelson spiegano invece al New York Times la loro riluttanza sui temi di politica: le leggende in questo settore sono spessissimo dettate da malafede e intenti strumentali, e per quanto vengano smontate tornano a circolare. Anche se poi confessano che questo vale anche per molte altre bufale, come quelle sui guadagni facili o sui virus: “La gente si fa ingannare sempre dalle stesse cose”. L’idea che qualche potere stia cercando di ucciderci, per esempio, si trasforma ed evolve, ma è sempre la stessa: si tratti dell’AIDS o della febbre suina. Iperingenuità e iperscetticismo si sommano e si alimentano a vicenda.

“Soprattutto in politica, quasi tutto ha infinite sfumature di grigio: invece la gente vuole che le cose siano vere o false. E vogliono sentirsi confermare le cose che già pensano”

Attivissimo, Snopes, e gli altri “debunkers” fanno un lavoro meritorio. Ma alla fine la sensazione è quella di svuotare il mare con un secchiello. Come dice Barbara Mikkelson: “Quando si tratta di verità contro dicerìe, beh: non c’è partita”.

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